Genitori in Sicilia. Indagine Demopolis-La Sicilia
Essere genitori in Sicilia. Sintesi dei risultati dell’indagine
di Pietro Vento

Quando i figli escono: ansie e preoccupazioni
di Giusy Montalbano

Più presenti dei papà, le madri conoscono meglio i ragazzi
di Maria Sabrina Titone


Essere genitori in Sicilia. Sintesi dei risultati dell’indagine

di Pietro Vento

Con i figli parlano prevalentemente della scuola, i genitori siciliani. Molto meno di problemi personali o sentimentali. Affermano di conoscere gli amici con cui escono, ma oltre il 40% non saprebbe dire se hanno fatto uso di droghe leggere.
Sono più spesso le madri a cercare un dialogo più autentico, a parlare con loro quando avvertono un problema.
Entrambi i genitori si dichiarano costantemente preoccupati per l’eccessiva velocità nella guida di auto e motorini, tutte le volte che i ragazzi si trovano fuori casa.
Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine sul complesso rapporto tra i genitori ed i figli adolescenti nell’Isola, realizzata dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis per il quotidiano La Sicilia.
Lo studio ha analizzato le dinamiche relazionali all’interno delle famiglie siciliane con figli tra i 13 ed i 19 anni, cercando di scoprire valori, aspirazioni e stili di vita di un mondo giovanile oggi poco conosciuto, in seno al quale compaiono nuove forme di disagio.
Emerge a tratti, dalle parole dei genitori, la difficile ricerca di un dialogo con una generazione che parla poco all’interno del nucleo familiare, che - tra Internet e gli sms - ha coniato un nuovo alfabeto della comunicazione nel rapporto con i coetanei da cui sembrano restare esclusi gli adulti.
Nel tempo libero, i ragazzi rimangono spesso in casa, davanti al computer (66%) o guardando la TV (38%). Quando escono, affermano i genitori, preferiscono invece andare in giro, al pub o soffermarsi con il gruppo in piazza o per strada. Meno del 10% frequenta la parrocchia o un’associazione. Più alta la percentuale di chi pratica uno sport.
Il 44% dei genitori dichiara di trascorrere, in media, meno di due ore al giorno con i figli: percentuale che diviene molto più alta tra i padri.
Si parla per lo più della scuola. Alle mamme sembra essere delegato, occasionalmente, il dialogo su temi più personali.
Con i nostri ragazzi litighiamo spesso (88%), dicono i genitori, “perché la pensiamo diversamente” (34%), ”perché non ascoltano” (22%), “perché non concediamo quello che vogliono” (16%). Affermano di conoscere i propri figli, ma ammettono di non sapere se hanno avuto rapporti sessuali (65%), se hanno mai fatto uso di droghe (42%), se hanno il ragazzo o la ragazza (33%).
I genitori siciliani credono fermamente nel ruolo formativo della Famiglia (98%), della Scuola (86%), della Chiesa (79%), pur evidenziando una certa perdita di ruolo, rispetto al passato, da parte di molti insegnanti.
Quattro su dieci immaginano che ci siano episodi di violenza o bullismo nella scuola o nell’ambiente che frequentano i figli, ma le paure, soprattutto delle mamme, riguardano i pericoli derivanti dall’alta velocità nella guida (70%) e dal consumo di droga (34%). I papà, invece, quando i figli escono, temono di più il consumo di alcool (54%) o che possano essere vittime di violenza e molestie (41%).

PIETRO VENTO
Direttore Istituto Demopolis


Quando i figli escono: ansie e preoccupazioni

di Giusy Montalbano

È sul fronte degli eventi esterni al nucleo familiare, come la possibilità che i figli possano trovarsi coinvolti in incidenti con il motorino o con l’auto, che si catalizzano le preoccupazioni dei genitori siciliani. La gamma di eventi più temuti spazia dai fattori accidentali alle situazioni maggiormente legate ai comportamenti devianti, quali il consumo di droga, di alcool o la frequentazione di cattive amicizie.
L’indagine sulle famiglie siciliane dell’Istituto DEMOPOLIS mostra un clima in cui prevalgono sentimenti di inquietudine per lo più in relazione all’ambiente esterno frequentato dai figli adolescenti.
In cima alla classifica delle preoccupazioni, quasi due terzi delle famiglie intervistate indicano il pericolo di incidenti stradali dovuti all’eccessiva velocità o ad una disattenta guida del motorino o dell’auto. Tra i timori più ricorrenti, anche la  frequentazione con i pari ed il rapporto con “il gruppo”: il 34% dei genitori teme che i propri figli possano, al di fuori delle mura domestiche, consumare droghe leggere.
Naturalmente, le paure dei genitori cambiano in base all’età dei ragazzi, tra chi ha figli tra i 13 ed i 15 anni e chi, invece, tra i 16 ed i 19 anni.
Sebbene l’evento accidentale risulti al primo posto tra i timori, in modo trasversale alle due fasce d’età, le famiglie con i ragazzi più piccoli mostrano maggiore pessimismo sulla “qualità” del gruppo frequentato. È, infatti, la possibilità di frequentare cattive amicizie a turbare i genitori, seguito dal timore che i propri figli possano essere vittime di episodi di bullismo o di casi di violenza e molestie.
Diverse, invece, le ansie riguardo ai ragazzi un po’ più grandi. Il rapporto con i pari, in questo caso, viene percepito più condizionante nelle scelte quotidiane. Tra chi ha figli con più di 16 anni, la preoccupazione più diffusa è rappresentata dalla possibilità che i ragazzi facciano uso di droga, di alcool o che abbiano rapporti sessuali non protetti.

GIUSY MONTALBANO


Più presenti dei papà, le madri conoscono meglio i ragazzi

di Maria Sabrina Titone

Non è difficile diventare genitori. Essere genitori, questo è difficile.
Per far quadrare il bilancio di casa, rincorrendo gli innumerevoli oneri di “fine mese”, sempre più frequentemente, in famiglia, sia mamma che papà lavorano, e per un numero di ore superiore al passato; inevitabilmente, il tempo con i figli si riduce.
“Capirà - rispondono -. Affitto, luce, telefono, gas, acqua, tasse... E bisognerà pur mangiare e vestirsi. Ma sa quanto costa oggi l’abbigliamento per ragazzi?”.
Le richieste dei ragazzi si moltiplicano e la rincorsa dei genitori si complica.
“Non si accontentano: prima vogliono il motorino, e poi qualche euro per le uscite e la miscela. Per non parlare dei compleanni, i loro e quelli dei loro amici. Richieste continue…”.
La società dei consumi incalza, ed oggi il 44% dei genitori siciliani, intervistati dall’Istituto DEMOPOLIS, trascorre meno di due ore a casa con i figli adolescenti, per lo più davanti al piccolo schermo o parlando della scuola. Più rare, fra genitori e figli, le conversazioni su questioni familiari. Ed ancora meno si parla delle amicizie o dei problemi personali dei ragazzi.
“Sono così riservati - commentano gli adulti -. Passano ore davanti al computer e non si capisce a che pensano”.
“Però con le cose tecnologiche ci sanno fare - chiosa una mamma -. Io invece sono una frana. Mi lamento e ogni tanto li rimprovero, ma in fondo sono bravi ragazzi”.
Fiduciosi nella buona educazione impartita alla prole, i genitori nutrono preoccupazioni per lo più legate alle insidie del mondo esterno al nucleo familiare. Temono l’eccessiva velocità dei motorini degli amici: “Mio figlio sa che non deve correre in moto”. Nel caso di figli maschi, soprattutto le madri, ma anche i padri, sebbene in misura inferiore, temono le cattive amicizie che possano indurre la prole al consumo di alcool e droga. Del resto, ben il 42% non sa se i figli consumino droghe leggere ed il 32% dei genitori si interroga anche sulla possibilità che bevano alcolici. Ed anche in questo caso, le madri commentano: “Sono così riservati. Mio marito dovrebbe essere più a casa e parlare di più con loro. Ma con il lavoro, come si fa?”.
Per maggiore disponibilità di tempo o per indole, le mamme sono più presenti e più attive nel dialogo. Se, nella media, solo il 27% dei genitori riesce a trascorrere con i figli anche più di 5 ore, fra le sole mamme la percentuale sale al 45%. E le madri conversano con i figli assai di più dei papà anche delle amicizie (28% contro il 9% dei padri) e dei problemi personali dei ragazzi (30% contro il solo 6% dei papà). Non a caso, le mamme sembrano essere il primo confidente dei loro figli. Almeno a detta dei genitori…
Ma chi sono questi adolescenti? L’87% dei genitori sostiene di conoscere la propria prole, salvo poi dubitare di parecchi ambiti della vita dei figli.
“Certo che so con chi escono e dove vanno. Ci mancherebbe solo che non lo sapessi”.
Ed effettivamente, oltre l’80% dei genitori conosce le frequentazioni della prole, sempre con le mamme più informate dei papà.
Ma sulla vita sentimentale dei figli anche le madri perdono punti e i dubbi si moltiplicano se dai sentimenti si passa a parlare del sesso. In questo caso, le differenze di genere si infittiscono.
Solo le mamme di ragazze adolescenti esprimono certezza assoluta e senza timori sulla maturità sessuale delle loro figlie.
“Guardi, nessun dubbio. Avrà avuto qualche fidanzatino, ed è normale. Ma non si è spinta mai oltre… Una madre certe cose le capisce subito”.
Sui figli maschi, i commenti di madri e padri non differiscono e sono di ben altro tenore: “I ragazzi di oggi sono così vivaci - sospira una madre -. Più informati e curiosi che ai miei tempi. La società è cambiata e non mi stupirei se… Non saprei proprio cosa rispondere”.
Ed un papà: “Mio figlio è uno sportivo ed è un gran bel ragazzo. Le ragazzine gli vanno dietro ed è anche normale se, a sedici anni, sperimenta la sua mascolinità”.
Ma con chi sperimenteranno la loro mascolinità i sedicenni?
I papà di figlie femmine non tollerano l’argomento.
“Di queste cose non sono abituato a parlare. E poi, è solo una ragazzina… Ma che domande sono?”.
E il più delle volte, a questo punto la conversazione si interrompe.

MARIA SABRINA TITONE
















Nota informativa e metodologica

L’indagine sulle famiglie siciliane è stata realizzata, per conto del quotidiano La Sicilia, dall’Istituto Nazionale di Ricerche DEMOPOLIS, specializzato nell’analisi dell’opinione pubblica, nelle indagini demoscopiche e negli studi politici, sociali ed istituzionali.
I dati della ricerca, diretta da Pietro Vento (con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone), sono tratti dalla rilevazione demoscopica condotta dal 21 maggio al 15 giugno 2007 dall’Istituto Demòpolis, con metodo CATI, su un campione di 500 genitori siciliani (su un totale di 12.675 contatti), rappresentativo dell’universo delle famiglie residenti nell’Isola con figli adolescenti di età compresa tra i 13 ed i 19 anni, stratificato per classi età, sesso, titolo di studi ed area di residenza.